© 2019 by Mario Conti & Antonio Isca

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NON OCCORRE IL COSTUME DA BAGNO

Bagno Elena - English text

MARIO CONTI

I Campi Flegrei sono, insieme con Napoli, la terra natale del mio spirito. Napoli d’inverno, Miliscola e più tardi Lucrino d’estate.

Perciò ci vado sempre, in pellegrinaggio.

Sono anche la terra natale della civiltà romana: è qui che a Enea, sbarcato a Cuma, lo spirito del padre Anchise profetizza il destino di capostipite della stirpe che fonderà e farà grande Roma.

 

Per quella grandezza, Roma dové molto alla sua potenza navale e al suo gioiello, la grande flotta del Mediterraneo Occidentale creata da Augusto agli albori dell’impero. La mitica Classis Praetoria Misenensis Pia Vindex. La sua base era il porto di Miseno; e qui si reincrociano storia e mito, dato che il promontorio aveva preso nome dal marinaio di Enea qui morto perchè buttato nottetempo in mare da Tritone, da lui incautamente sfidato.

Quella flotta contò fino a 250 navi e 10.000 uomini.

Tanto bisogno di acqua potabile; ma i Romani non si fanno dissuadere da queste cose. Con l’acquedotto Augusteo lungo più di 100 chilometri portano qui l’acqua del fiume Serino (rinomata ancor oggi) dai monti dell’Irpinia.

Tutta quest’acqua vuole una cisterna di inusitate dimensioni.

i Romani ne hanno progettata una, tutta interrata nel tufo della collina che domina il porto, sostenuta da pareti in opus reticulatum rivestito di materiale impermeabile. Resterà la più grande mai costruita nella loro storia: alta 15 metri, lunga 72 e larga 25, con una capacità di 12.000 metri cubi; 48 pilastri disposti su quattro file da 12, a formare 5 navate d’archi a tutto sesto, che giocano con la luce.

 

Questa cattedrale sotterranea è chiamata Piscina Mirabilis, e 2000 anni dopo è possibile calarsi nel suo interno, non più invaso dall’acqua. 

Ci entrai per la prima volta (poi ce ne sono state tante altre) qualche anno fa; stavo scrivendo una guida del golfo di Napoli e non volevo parlare di nessun posto che non conoscessi direttamente.  Mi dissero di rivolgermi alla signorina Giannina,  allora storica custode, che abitava in zona. Da poco Giannina non c'è più, ma il protocollo è immutato: si telefona (meglio) o si va a citofonare sotto casa della famiglia; una gentile nipote con calma viene e vi scorta, aspettando fuori tutto il tempo che vi prendete, ma non vi fa da guida nè potrebbe. All’uscita le lascerete un’offerta, non c’è tariffa nè biglietto.

 

Questi scatti non vogliono descrivere. Piuttosto vogliono suggerire la fascinazione di una splendida ingegneria  militare che si fa luogo magico, surreale, naturalmente policromo. Ignoto ai più (tanti ne parlano, pochi - incredibilmente - l’hanno visitato personalmente). 

Voi andateci.

Nikon 7200

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