© 2019 by Mario Conti & Antonio Isca

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RACCONTO DI DUE CITTA':  MARRAKECH

traduzione inglese del testo

MARIO CONTI - ANTONIO ISCA

Sapevamo in cosa ci saremmo imbattuti, non eravamo nuovi alla città; ma volevamo provare a muoverci ignorando gli stereotipi (inutile sperare di dribblarli tutti), renderci subito vulnerabili alla prima delle seduzioni marocchine.

Eccoci allora risucchiati dall’antro magico dei souq; la luce giunge smorzata dai graticci di canne, e il cielo s'intravede appena tra tessuti e matasse di lana. L'affastellamento di mercanzie è vertiginoso. Gli spazi di Marrakech (naturalmente il cuore antico, la medina) sono concepiti già colmi, intasati. Resteremmo delusi noi per primi se, ad esempio, imboccando il souq dei fabbri, non dovessimo districarci a fatica nel groviglio di manufatti metallici o restare quasi senza fiato investiti dagli odori acri e tenaci del souq dei conciatori; una specie di inferno che sembra dipinto con la stessa tavolozza del diavolo.

 

Il nostro obiettivo cerca a fatica compromessi per aggirare l'orgoglioso pudore di chi non vuol farsi ritrarre; un equilibrio al riparo dall'impatto con corpi, asini al trotto e improbabili scooter in cerca, sembrerebbe, più di vittime che di un varco per i loro folli raid.

La frenesia non risparmia i larghi spazi, giacché l’immane palcoscenico della piazza più famosa, al calar delle tenebre, mette in scena una possente e quasi oscura rappresentazione di riti culinari.

Non sono i luoghi nè il momento dello spirito, come sembra suggerirci il testimonial di una improbabile Fnaq(ue) Bérbère.

Qui si cammina veloce anche quando non si ha una meta, si intersecano transazioni di ogni tipo, tutto ha un valore, ogni gesto è riconducibile a un servizio offerto, che si attende un pagamento immediato o differito, sotto forma di soldi o, in mancanza, di un altro bene o un altro servizio. Lo spirito potrà finalmente ritemprarsi, se vi sarà concesso di varcare qualcuna delle discrete e misteriose soglie che interrompono le vaste e alte murate cieche fra cui si procede nei tratti non perforati dalle botteghe: nei riad o nelle madrasa dove, come per incanto, è improvviso silenzio, rotto dallo scroscio sommesso di una fontana e dal cinguettio degli uccelli, abitanti esperti del patio e delle terrazze sovrastanti.

 

 

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